venerdì 7 giugno 2013

In capace

in capace
mi si addice
medaglia al valore
al merito
la màrito
in sanscrito riconosco lettere che altri ignorano che niente di meno voglion dirmi SMETTI.
Ma io non smetto,
dico non mi arrendo
ma non è vero,
non smetto perché

non ho altro nella vita

al botteghino delle qualità avevo lasciato il portafoglio negli altri pantaloni
pure avendone un solo paio

al botteghino delle qualità molti ricordano un coglione in mutande.

Ho le pezze ar culo dell'anima
senza amore
ingurgito litri di NIENTE
e mi gonfio
mi gonfio
mi gonfio
sono pieno di me
pur essendo cavo dentro. Vuoto.

Io ho amato una sola donna nella vita
e le altre eran visioni premature di lei.
L'ho amata con una forza
che mi ha spaccato in due
con una passione repressa
con dei sentimenti annegati.
E me ne pento a testa alta
dicendo che ne valeva la pena
perché mi vien di dire così.

L'amicizia ha il valore di una carezza al buio
la dai con dolcezza
e non importa che l'altro sappia sia stato tu.

sabato 1 giugno 2013

Prologo

E' proprio perché sono qui, in questo momento che è lento, un po' ma non troppo, che inizio a scrivere su questo vecchio computer che mi ha fornito la prigione.
Ho sempre voluto scrivere, da sempre, da che ho memoria, dopotutto se ci pensate, sembra quasi che le parole scritte siano l'unica cosa immortale del nostro tempo, o almeno lo erano. Delle parole scritte non gliene frega più un cazzo a nessuno adesso. Ora tutto si risolve nel tempo di un fotone: ti entra nella retina, viene contestualizzato dal nervo ottico, sparato nel cervello e diventa una sensazione istantanea, ma dopo qualche frammento di niente diviene tutto vecchio, da buttare, basta così, basta fotoni noiosi. Chi scrive son i falliti in questa pazza Italia, di un pazzo tempo di puttane e sorrisi di cera, di amici miei ma non realmente miei, saranno vostri cazzo, non miei. Io da buon giurisprudente non volevo mica fare giurisprudenza, volevo fare lo scrittore. Credo di aver conosciuto solo una persona che volesse giurisprudersi, giurisprudenzarsi, uno con la faccia da perrimeson. Si chiamava Alfredo Maranelli, "Avvocato Maranelli a lei la parola" suonava benissimo. Lo ammiravo per qualche secondo, poi però con uno spinello in bocca non lo ammiravo più. Che figata l'università. Un tempo pazzo di una pazza Italia, sorrisi di cera e puttane, amici miei ma non realmente miei.
C'erano giurisprudenti che volevan fare attori/attrici, che volevan aprire ristoranti ai caraibi: ma io dico se tutti volete aprire ristoranti ai caraibi non è che finisce che si satura il mercato? Alcuni dicevano Bora Bora, ma cazzo ti soffia via anche i sentimenti, immaginate due volte la Bora di Trieste? ti soffia via anche le paure forse, le aspettative, i sogni? I sogni no, quelli no dai, quelli stanno dentro il DNA. Quelli non li soffia via.
C'eran giurisprudenti ricchi e giurisprudenti poveri. Quelli poveri erano i meno ricchi, non avevano la bmw, avevano solo una alfa romeo. C'eran quelli filosofi e quelli che per scopare filosofeggiavano. Quelli schierati politicamente part time, comunisti giusto il tempo di una festa in un centro sociale. Come li chiamavo io punkABBESTIA. C'era poi Samuele Martorelli. E' proprio per il fatto che lui esisteva, ed era li nel momento in cui c'ero anche io, proprio per questo incastro inculamente-cosmico che io son qui a scriver di lui e non di me. A scriver di lui e non di qualche storia generazionale tipo il giovane holden 2. Da che ho memoria ho sempre voluto scrivere: è come la prima volta che uno si fa una bella pippa, si rompono gli argini di un fiume in piena e si è stupiti, spaventati, svuotati allo stesso tempo. Ci stetti mezzora a ripulire il divano dei miei ricordo. Meno male che non esistevano lampade UV in casa, altro che scena del delitto, l'avrebbero chiamata "Bukkake formato famiglia". Proprio come quella sensazione masturbatoria primordiale, Samuele Martorelli mi diede un motivo per scrivere, aprendo il rubinetto e dimenticandoselo aperto.
Come quelle scene che esistono solo nei film di uno o meglio una che entra in una vasca da bagno schiumosa come un enorme boccale di birra, piena fino all'orlo, e sensualmente si immerge in quel liquido caldo che trasuda sesso. Il surplus cade sul pavimento in maniera disinvolta. Certe cose le puoi vedere solo nei film, perché poi a passar ore a ripulire ti passerebbe la voglia di rifarlo. Forse proprio perché i film son microscopicamente diversi dalla realtà ci fanno sognare! Diciamolo apertamente che la realtà è una grandissima palla.
Soprattutto questa pazza Italia, di questo pazzo tempo, di una pazza grande città senza nome: è la noia che ci scorre nel sangue, la noia è la nuova follia! Samuele Martorelli era il più grande annoiato del nostro pazzo tempo.
Non pensavo di certo che avrei iniziato la mia carriera scrivareccia come un Gramsci o un Pellico, seduto su di una sedia formato asilo/scuola elementare nella cella di un carcere. Stima per Gramsci o Pellico che sia chiaro, ma cacchio! Considerate le difficili soddisfazioni da scrittore, ore passate a comporre, limare e riscrivere frasi, senza neanche l'ombra di una bella donna, beh avrei preferito un contesto diverso e più incoraggiante. Inutile piangere sul latte versato, diceva mio nonno, ma lui aveva un'intolleranza al lattosio, grazie al cazzo che non piangeva.
Una volta lessi su di un giornale una lettera inviata da un soldato dal Carso durante la prima guerra mondiale, credo fosse alla sua donna o alla sua mamma. Era bellissima, parole come legno intagliato e levigato. Parole come bolle di sapone al sole di Settembre. L'articolo diceva che la prima guerra mondiale aveva spazzato una generazione di italiani e sottolineava quanti intellettuali e menti eccelse si fossero estinte ancor prima di giungere alla notorietà. BEH, stessa cosa è successa negli ultimi vent'anni, ma senza badabim e badabum, ne austriaci ne il piave mormorava. I giovani italiani si sono estinti da soli, e come epitaffi marmorei tante foto col cellulare prese nientepopodimeno che nel cesso dei propri genitori. 
Parlerò di Samuele Martorelli e di poco altro. Degli eventi che lo investirono negli ultimi cinque anni fino a portarlo al suo prematuro decesso.
E che sia chiaro fin da adesso, di Samuele Martorelli si è detto tutto il contrario di tutto, ma tutti convengono che egli sia il più grande _______ del nostro tempo.

sabato 18 maggio 2013

girini

ricordo una domenica
strana
inusuale
il sole era un limone
e mio padre
ne tagliò col coltellino uno
e lo mangiammo
insieme
eucaristicamente
al fresco della fonte.
In quel luogo
sembrava nascere
il sorriso
la speranza
l'irrequietezza
di questa capricciosa terra.
Misi dei girini in un sacchetto
li portai a casa
li travasai
in un ex barattolo di nutella.
Morirono dopo qualche giorno.
Io credo che la magnificenza,
la disperazione,
la tenacia
e la staticità
di quella antica terra
non si possano mettere
così come in un barattolo,
in una valigia.
Della Sicilia
qui da lontano
mi son rimasti sol i ricordi
e un basso punto di ebollizione
del mio sanguerossosangue.

giovedì 9 maggio 2013

L'incastro del tempo - parte 3

Il tempo quando arriva la fine
non rallenta
come nei film.
Nella vita vera
è un lampo
ed è proprio questa
istantaneità
che ci fa palpitare,
stupire
stupire
e stupire ancora
in questo mondo
di perenni deja vu
e di pura, liquida insensibilità.
Brunello apre la porta
tremante
spaventato
dalla inevitabile sofferenza
guarda Giulia per un attimo
guardare nel vuoto
e poi viene travolto
dalla furia del padre
che lo scaraventa a terra.
"Giulia tesoro stai bene?"
ansimante
"Tesoro guardami stai bene
ti ha fatto qualcosa!?"
ansimante
"Quando viene Brunello?"
candidamente
come se il mondo fosse caramello
e la vita fosse
come quando vi si addormenta un piede
o una mano
impalpabile.
Brunello si rialza
e
sa che è giunto il momento.
Per un attimo vede
il campo da ping pong
perfetto
liscio
pura armonia geometrica,
vede la pallina roteare
dinanzi ai suoi occhi
così velocemente
da assorbir
la luce
come un buco nero.
Vede il punto dove la vuole scagliare
PURO AZZARDO,
come la vita, come la sua intendo.
Farfalle nello stomaco,
gambe tremanti,
muscoli pronti.
La racchetta colpisce
come una carezza
di un gigante
sul volto di una fragile bimba.
"L'ho scopata tutto il tempo..."
dolore
"Certo che scopare una menomata
mentale è proprio divertente...."
dolore, orrore
"Puoi fare tutto ciò che vuoi
del suo corpo
non dice mai di no"
e la pallina parte
per il suo ultimo viaggio,
ultimo colpo
per l'ultimo punto
dell'ultimo incontro,
deforma spazio-tempo-luce-fede-amore-ideali-amicizia
deforma il mondo che conosciamo
deforma il pensiero
la realtà
"IO TI AMMAZZO!"
il padre lo assale con una forza
una rabbia
diventa contundente
come una lama
i pungi son rossi come
l'odio
e odoran di sangue
"TI AMMAZZO!!! AHHH!"
e giù un colpo sul volto
il dolore fa male
Brunello incassa
la fine è servita
come il conto al ristorante
su di un piccolo vasoietto
coperta in una fodera di pelle
di pelle umana in questo caso.
"TI AMMAZZO!!!"
Giulia fissa la scena,
inizia a tremare,
ma questo ne Brunello
ne Salvatore lo sanno.
Sono attori di un teatro
senza scena
senza pubblico
BIANCO,
ma d'improvviso
un rivolo di sangue segna
lo schermo.
Giulia sussulta.
Una goccia "plic"
cade dietro ai suoi occhi.
Giulia sussulta ancora.
E giù odio e giù pugni
e imprecazioni
è giudizio finale
è apocalisse
finalmente titoli di coda
di un film troppo lungo
e insensato.
Giulia sussulta ancora
tremante
le pupille si dilatano
per una luce
diversa. Trema trema
ha paura
trema trema tanta paura trema trema trematrematrematrematrematrematrematrema Brunello? trematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrema LA MORTE!?trematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrema IL SANGUE? Mio padre!?trematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrematrema
"NO PAPA' NO FERMO!"
e si alza di colpo dal letto
dall'immobilità
dalla polvere
e la sua figura s'incastra
nel tempo
e di nuovo E'.
I due attori sono increduli.
Lei li separa,
e loro non reagiscono,
il padre cade indietro
indietreggia strisciando.
"no no no così lo uccidi
no amore mio no no
Brunello amore mio" e piange
e sembrano lacrime come brodo
bollente su guance gelate.
Brunello è una maschera di sangue
respira a fatica e
"eheheheh" ride dagli incisivi rotti
dal labbro sanguinante
"ehehehehe" ride !?
"Giulia.... Giulia mi riconosci?"
dice il padre stupito.
Sirene echeggiano nel vicolo,
luci blu tremano per la stanza.
Rumore di passi frettolosi.
Entrano due poliziotti in un teatro
sempre più pieno di colori forti.
"Brunello amore .. .ma cosa è successo!?"
Giulia non capisce
"Brunello mi senti?"
"eheheheheheh ti amo Giulia"
"Dio mio ... anche io ma ..."
"Signorina lo deve lasciar andare
dobbiamo portarlo via
insieme a suo padre" dice il poliziotto
"ehehehehe Giulia mia sei tornata!"
e mentre lo tiran su di peso.
Dietro i poliziotti
il maestro
lo fissa preoccupato
"Maestro..." e mentre
gli passa di fronte
"Bruné ..."
il maestro guarda Giulia,
guarda il padre con i pugni
insanguinati
"Maestro ... tac ..."
mimando il gesto di un colpo
da ping pong
"... bordo del tavolo"
e sorride insanguinato
ma di nuovo vivo.

sabato 4 maggio 2013

L'incastro del tempo - parte 2

Giulia seduta sul letto
guarda la stanza del motel stupita.
Lei è sempre stupita.
"Ti amo" Brunello lo sussurra
come se avesse un masso sul petto
come se avesse l'affanno di un miliardo di anni.
"Quando viene Brunello?" inclinando il volto
e tutto il mondo s'inclina con lei,
e tutto l'universo pende dalle sue labbra,
tutta l'esistenza sta dentro una sua lacrima,
umida come la sua saliva
ignorante come lo sporco sotto le unghie
dolce come l'odore del suo shampoo.
Brunello la bacia.
Lei non si ritrae. Lei non partecipa.
Brunello la bacia ed immagina il tempo fermarsi.
Esplodono gli orologi di tutto il mondo,
lancette e rotelle dappertutto.
Come su di un palco dinanzi ad una platea sterminata
il riflettore illumina questo momento che già non c'è più.
"Appena viene Brunello mi porterà a mangiare la pizza"
con l'innocenza di una bimba.
E brunello sente una lama rovente nello stomaco,
si piega sulle ginocchia dal dolore,
piange,
piange,
"Ti amo Giulia" e piange.
"Aspetti anche tu Brunello? Non piangere arriverà"
e per un attimo sorride e lui la rivede,
la rivede in quel vestito blu scuro con la maglia fucsia
a coprire la scollatura troppo vistosa,
con gli stivali intonati,
la rivede nell'angolo un po' spersa,
a quella festa che non ricorda più di chi fosse.
La vede imbarazzata non conoscere nessuno,
poi lo sguardo taglia lo spazio,
non appena l'impronta digitale dei due volti combacia,
i loro DNA s'intrecciano,
e lei sorride, e sente già il calore dell'abbraccio,
il sapore del suo bacio,
sente già che faranno l'amore un po' alticci,
e parleranno di viaggi e del futuro.
Un futuro che non si è avverato.
Un futuro che non esisterà mai.
"Si arriverà amore mio ed andremo a mangiare
la migliore pizza del mondo".
BAM BAM BAM,
la fine di questa storia bussa alla porta.
"APRI FIGLIO DI PUTTANA!"

giovedì 25 aprile 2013

Mi son rasato

Mi son rasato la testa
e mo
con quel che ci resta
il vento ci sbatte
inizia la festa.
Di cazzi una cesta
ti ho regalato
apprezza le gesta
del mio sporco palato!
L'odio ricorda
e' sentimento ornato
decorato
deumidificato
inscatolato.
Un barattolo d'odio
orsu' ti ho donato
che l'amor manco sul podio
stavolta e' arrivato.
Donato a chili e in ogni sua forma
dell'amor rimane solo sul fango una orma.
Che col vento pian piano a granelli se ne va
dell'amor rimarra' soltanto un mio ombroso "BAH".
Poi infine sempre giunge il coglion che ti dice
"ne valeva la pena" ed un mio pugno lo benedice.
E rotolando derido la sua pena e il suo dolore,
perche' si anch'io son coglione, ma coglione ad ore.



mercoledì 24 aprile 2013

E' primavera

E' la prima
vera
volta
che guardo il cielo azzurro e penso che non me ne frega un cazzo che ci sia la bella stagione perche' gia' condizionata da responsabilita' prioritarie rispetto al
non fare un
nulla di niente al tepor del sole.
La nazione si scioglie
in un tenero
abbraccio
fiorito
ed io
spallucce?
Sei un vecchio.
Sono un vecchio.
Qua
re
sima dell'anima.
Mangio il pesce che si lascia catturare
il pesce suicida,
si lancia esso stesso nelle grinfie
della mia francese ricchezza.
Sono trasandato
trapiantato
trasudato
per scelta.
Ostento lavoro,
ed esso copre
come il nero carbone
il mio sorriso da GGIOVANE.
Lo stato va a puttane
ed io incomincio la giornata
leggendo il giornale
"BLA BLA BLA Napolitano
blu blu blu e' colpa di Berlusca
CIP CIP CIP Bersani incapace
cra cra cra l'abbiamo eletti noi
miao miao miao Grillino del cazzo!!"
Commento informato,
schernisco l'altra fazione
QUALE?
L'altra.
QUUUUAAAAALEEEEE?
FASCISTA! COMUNISTA! Democristianodiocane!
La verita' e' che crescere fa schifo!
Sono 173 cm ma cresco.
Ero 173 cm tre anni fa, ma mi hanno detto che poi cresco.
Divento maturo come la banana,
piu' dolce?
NO INCAZZATO NERO!
Razzista ortofrutticolo.
Non cambierai mai....bla bla bla
non sarai mai maturo...bla bla bla
le donne cercan l'uomo che da protezione e sicurezza economica,
sposassero una cassaforte allora per IDDIO-bancanazionaledellavoro.
Ti sento ironico oggi Sebastiano.
Hai 10/10 d'udito,
frazione apparente,
soggetto sottointeso,
ovviamente sottointendo
son poeta.
Sovrastimo, sottointendo.
Un gatto dice miao,
ma l'opposizione ribatte "Demagogia".
Demiagolarogia.

giovedì 11 aprile 2013

L'incastro del tempo - parte 1

Cammina in linea retta Brunello,
i pensieri son molecole di benzina
per lo sprint finale.
Ultimi tasselli cadono sul tavolo da gioco,
si incastrano involontariamente:
è scacco matto.
 "Ogni volta 
che 
la guardo...
Ogni volta
non riesco a non pensare com'era"
e così dicendo stringeva forte la tazza
del caffé americano,
nervosamente prendeva il mozzicone
di sigaretta tra le labbra screpolate
e ne incendiava la punta
aspirando il veleno
nell'anima di carbone.
"Signore io..."
"Tu credi che abbia scelto di odiarti?"
spalancando gli occhi, un mosaico di striature rosse
come il rosone di una cattedrale insanguinata
"Tu credi che io abbia scelta?
Io voglio indietro la mia vita
la mia famiglia perfetta cazzo
ma non è possibile
mi hai portato via tutto Brunello
la cosa più importante
l'unica vera testimonianza del mio tempo
l'unica cosa ben riuscita che io abbia fatto
e per questo"
sbattendo il pugno sul tavolo
tutti si voltano ma sticazzi
"per questo tu non la potrai più rivedere...
e credimi in realtà ti faccio un favore
pur non volendo"
e giù un sorso di caffé
e via un'altra sigaretta.
Il signor Musumeci
gioca la sua vita al lotto di un dio crudele,
sulla ruota sbagliata.
Ambo terno quaterna e cinquina
son gocce di sangue perse per strada.
"Ma lei non capisce
magari vedendomi
rinsavisce
potrebbe aiutarla a reagire"
"NO! NO! NOOOOOOOOOOO"
Il tramonto è di piombo
piombo dentro vene bollenti.
Brunello sa che solamente sacrificando tutto se stesso
in questo ultimo grande, enorme, inebriante ERRORE,
potrà ridar senso a tutto e speranza a tutti.
Bella cazzata,
e mentre cammina,
bella merda la vita,
e mentre sorride,
ti amo giulia,
e nervosamente ruota tra le dita una moneta in tasca.
Ne sente il volto in rilievo.
Giulia è quel volto in rilievo nei suoi pensieri.
"Pronto?"
"Mister sono io"
"Cristo santo bruné ma dove cazzo sei sparito?
tutti ti stanno cercando
la tv parla di te e di Giulia
dimmi dove sei che vengo a prenderti"
"Ascolti bene le manderò un sms
con l'indirizzo tra breve
ho fatto come mi aveva detto
mi sono mosso dall'immobilità
e lo fatto senza rimorsi"
"Brunello non far..."
"Mi ascolti la prego

ho poco tempo
dovesse finir male
volevo dirle che è stato come un padre per me"
"Perché brunello cosa cazzo dici?"
"Mister la vita l'ho sbagliata tutta
ma quest'ultimo colpo
lo piazzo proprio sul bordo del tavolo
ne sento il brivido dell'azzardo
e la pallina ruota ruota e piega lo spazio
ed inganna le leggi della fisica"
tu tu tu tu tu tu 
"brunè sei un coglione....porcoddio!"
Nel silenzio la sera diviene notte,
una notte stellata
il cielo apparecchiato come una tavola
a natale
le stelle son canditi
zucchero che è vita.
Piano piano brunello
senza fretta
scavalca l'inferriata.
Il vecchio cane lo degna appena
di un guaito e si rimette a dormire.
Arrivare alla sua finestra è un attimo
sospinto dall'attrazione
due poli
sempre più vicini.
La vede tramite il finestrone
appena messi i piedi sul balcone.
Guarda la tv.
Si volta verso di lui.
Gli sguardi si incontrano
ed i suoi occhi marroni
sono
tutto ciò che ha senso.
Come respirare di nuovo dopo anni di apnea.
Come dissetarsi dopo una corsa sotto il sole.
Sono stagioni
inverni lunghi sotto le coperte a darsi pizzicotti
estati all'ombra di alberi dondolandosi su di una amaca
sono cose che avrebbe voluto fare,
cose che ha sognato
e che son scivolate di colpo dalle mani.
Lenta in camicia da notte apre la porta del balcone.
"Giulia...." e non riesce a dir altro sopraffatto dal momento
"ehh...quando...
quando viene Brunello?" abbozzando un mezzo sorriso
"Giulia sono io... sono Brunello" incredulo.
"C'è sempre tanto traffico..."
e lentamente torna verso la sedia.


venerdì 5 aprile 2013

pitAGORAfobia

Ho perso il mio amore
su di un cubo di lato 14
e provando dolore
son ricorso a pensieri più soffici:
1) il dolcefarnulla in miniera
2) toglier il casco e scuoter la criniera
3) una frittur di pesceStronzo in riva al lago
4) un tuffo in un pagliagl di fango in cerca DEL FOTTUTISSIMO AGO.
6) ritrovar infin la via dell'amor...
ma che stupido senza onor!
chiacchero tanto ma son fumoso
si nota l'assenza dell'arrosto lardoso!
Persi il mio amor
e ne sento l'assenza
e se pur tanto mi duole
mi vien di dir "pazienza".
E se ogni flutto del mare
contenesse l'1 per mille
di mie lacrime dolciamare
potrei prenderne un bicchiere
farlo bollire lentamente
e le ultime gocce farle
evaporar al sole
ed il sale con il sole
il sole insiem al sale
sposandosi
figlierebbero cristalli
piccoli
perfetti
levigati
cristalli a forma di cubo.
Ho perso il mio amore
e non ci son cazzi
non torna.
E la vertigine che provo
è un cornicione farcito col vuoto,
la senti sotto i piedi,
morbida libertà
di sbagliar ancora e ancora e ancora.



sabato 16 marzo 2013

vedo luci nel cielo

vedo luci,
nel cielo.
Son stelle,
mute.
Qual'è dunque il loro fascino?
Quel che mi spinge
ad alzar il capo
è la voglia
d'infinito,
di scoprir se due linee rette parallele
non si incontrano mai,
di far terapia di coppia con loro
"Ma dai... vieni incontro all'altra linea
almeno sull'affidamento di qualche punto-figlio o sugli alimenti".
Toste le rette, sempre ligie ad equazioni.
Il desiderio di pescar
con le mani gelate
dal cuore di una cometa
UNA RISPOSTA.
Visto che qua ad abbondar son solo le domande e le incertezze.
L'infinito l'ho visto una volta,
su di una spiaggia deserta,
con Antonino e Fabio,
un pomeriggio di anni fa,
quando alzai il capo
al cielo,
e con gli occhi di un bambino
capii che desideravo
alzar lo sguardo al cielo
MILLE E MILLE VOLTE ANCORA,
ma mille e mille volte ancora abbassandolo,
avrei voluto aver la forza
di esser felice
con quello che ho.
L'infinito
lo bramo
perché
ne faccio parte
e pur non contando un cazzo,
senza me
esso non esisterebbe.
In te infinito
mi perdo
come in un labirinto di siepi,
che odora di arance amare,
nel languido mattino
che suona di gesti perduti
e pentole alla domenica mattina
di caffé al letto,
di incenso,
di presepe,
di legno di un banco,
di pioggia sotto un loggiato,
del gusto che solo l'amore
per una donna può lasciarti,
e del segno che lascia
un vero addio.
Infinito è un brivido
di freddo che mi scuote.
Infinito è il volto
che ritrovo chiudendo gli occhi.

lunedì 11 marzo 2013

riflettendo col culo su di un letto troppo piccolo

e di colpo sorridi,
incontrollatamente,
e la tua dolce risata
son onde
e calore,
onde che viaggian onde farmi sospirare.
Volan via e vedon mari ed isole vergini
vedon montagne, stelle e piazze gremite di rabbia
o gioia.
Di colpo entran dentro ad un bar
che da sul mare
come quello
dipinto su quella scatola di metallo
che ti regalai.
Sbatton sul bancone di legno scuro
e tornano indietro.
Trovano un mondo diverso
pur ripercorrendo gli stessi passi,
mettendo i piedi nelle stesse orme.
Isole arse e piazze deserte,
stelle fredde nello spazio
di un mio sospiro.
Quando giungon a me
son ricordi.
Non son mai stato bravo
ad esser felice,
ne sono mai stato serio
e compito
nella tristezza.
E riflettendo col culo
su di un letto troppo piccolo,
penso che a volte
la vita sia una pigna su per il culo,
sfido chiunque a trovargli un lato positivo.

venerdì 8 marzo 2013

atalante (ignorante!)

Il ciel sembra piombo stasera
e mi pesa sulla testa
e la testa sull'anima.
A reggerlo Atalante
si sforza
gli verrà l'ernia.
Da piccolo avevo un atalante anche io,
e me lo portavo al cesso
e lo leggevo
mappa dopo mappa dopo mappa
altro che emiliosalgari.
Era della deagostini mi pare.
Ce l'avevamo tutte quelle cazzate enciclopediche,
adesso son fallite tutte,
le avranno bruciate tutte le enciclopedie
in una piazza,
e gli spettatori con i riflessi del fuoco
che danzano nei loro occhi sbarrati,
con nel volto l'onnipotenza, l'onniconoscenza. Cazzate.
E bruciano, brucian pagine e pagine come coriandoli infuocati
come stelle scompaiono nel cielo.
E la fuliggine impercettibile sale
e sarà per questo che il ciel sembra piombo stasera,
quel che mi pesa quindi.... è la conoscenza
che svanisce.

sabato 23 febbraio 2013

se per una sola volta

se per una sola volta
fosse tutto come in un film
come un bel libro
di quelli che tremi
alla penultima pagina
perché sai
sai
come andrà a finire
come se avessi
preso un caffé con l'autore
un caffé d'intesa
lui ti guarda da lontano voltare pagina,
annuisce
ed è tutto bellissimo,
il finale perfetto
vere lacrime di gioia
e calore
e un bacio grande quanto la parola
eternità.
Ci son persone che non l'hanno mai finita di pronunciare,
eter...
etern...
et...
e son appassiti col sorriso su due labbra secche ma inarcate di gioia.
SE PER UNA SOLA VOLTA...
pensava Brunello guardandosi allo specchio
in bagno
col sangue rosso sangue,
perché altro rosso non c'è,
che scivolava lento e denso
dalla quella piccola protuberanza
impercettibile
del suo mento.
Solo la lama del rasoio ne conosceva il punto debole.
Era come i <<segni particolari>> della carta d'identità.
Nessuno.
Stronzate e la protuberanza del mento?
Non divaghiamo.
Solo una volta, pensava il nostro Brunello,
ti prego NonDio, tu che sei Non-onnipotente
che ci NonAmi tanto e ci Non-proteggi,
per una sola volta,
sarebbe bello,
esser di nuovo in un cerchio di 2 metri di diametro
insieme a lei.
Se per una sola volta,
le cose andassero come un film,
la inviterei al "ballo incanto sotto il mare",
quello del film di Ritorno al Futuro.
"angel earth angel...." fa eco nella sala
e tu saresti bianca e carne,
perfetta,
con i tuoi riccioli castani
scender sopra un letto di sensualità
e calore.
Col tuo sorriso timido e la tua voglia
di sdrammatizzare i momenti d'imbarazzo.
Sarebbe bellissimo,
non sarebbe reale MA DIO MIO!
Dio mio.
Chissenefrega.
Sarebbe un dolce vagare della mente;
ballando su di una sala di zucchero filato.
"angel earth angel" fa ancora eco nella sala,
e ti bacio.
Giulia amor mio,
il tempo e lo spazio son quella battuta del signore che entra in un caffé splash,
per noi.
Per noi non son niente.
Ed io si che ho la forza di dire ETERNITA',
perché non ho paura dei rimpianti e dei rimorsi,
visto che già ne colleziono molti.
"angel earth angel..." fanculo il paradiso
l'inferno, i santi, i demoni, le promesse, i politici,
i comizi, le idee, gli ideali, le proteste, le lezioni,
le cerimonie, i matrimoni, i parenti, iddio e mia madre che diceva che ero un fallito e aveva ragione.
Al ballo incanto sotto il mare sarei vestito con un abito troppo stretto e tu,
tu
rideresti di me, aiutandomi a mettere la cravatta.
Plic, plic, plic...
la goccia del mio sangue color del mio sangue,
trasforma tutto col ferro che porta,
in questa prigione di realtà.
Ed ho paura della forma
del nostro amore,
che come una goccia di sangue
scompare nel mare delle responsabilità.
Angel earth angel, canticchia Brunello,
ed esce dal bagno
e li lascia tutti i suoi pensieri.

sabato 9 febbraio 2013

in un secondo scatta lo scambio

Fu in un secondo che lo scambiò scattò.
La vespa ancora era accesa
la ruota posteriore girava veloce
come il rullo di una cinepresa
BUONA LA PRIMA!
Si così...
primo piano su Giulia...
ottimo il make up
quel sangue dal naso
i due incisivi rotti.
Classica pioggia da scena drammatica
colonna sonora sorda
di un avvenimento banale
di una storia qualunque.
Lei ridotta in fin di vita,
lui ferito poco nel corpo
ma morto nell'anima.
Che altro aggiungere?
La veglia al reparto di
rianimazione,
l'odio del padre
profondo
"DA DOVE CAZZO SEI USCITO?
BASTARDO FIGLIO DI TROIA!
UBRIACONE DI MERDA!
SE ESISTE UN DIO..."
lacrime pensanti come mercurio
"MORIRAI SOLO
AFFOGATO NEL TUO VOMITO
BASTARDO!"
Parole di rabbia, rancore.
Una gran bella torta ripiena di sfiga,
sfiga come salame dal droghiere,
una fitta di dolore l'etto,
una parte di sanità mentale il grammo.
Fu così che Brunello
guardò l'alba
dal cavalcavia.
Con gli occhi segnati,
le guance bruciate.
Brunello il codardo,
tutti si aspettavano
la sua uscita di scena,
ma non ci accontentò,
ci restammo un po' male
in effetti,
Brunello ineducato!
Brunello adora pescare,
quando era ragazzo
ci andava con lo zio,
con una barca semi affondata,
da svuotare ogni tot di tempo
con delle enormi spugne,
una barca a tempo!
E stavan li per ore,
a volte in silenzio
a volte chiaccherando.
E quella volta che aveva abboccato un enorme polpo?
Gli era sfuggito per colpa del retino rotto.
E quella volta del pesce rimasto infilzato con l'amo sulla coda?
Era proprio un giorno per cui morire,
avvenimenti che ti fanno alzare le mani
in segno di resa.
Brunello era stato il polpo della situazione,
catturato dalla ittica cacciatrice di vite
ma sfuggito per un cavillo burocratico,
Giulia, invece, era il bel pesciolino
infilzato dalla coda. T'ha detto male Giulia.
Fino a poche ore prima,
ciondolavano le loro gambe
dal muretto che costeggia il fiume,
e parlavano di tutto,
d'infinito.
L'infinito.
Luce che illumina l'infinito.
La luce è segno di esistenza.
Se non si è illuminati non si esiste veramente.
E i ciechi?
Ne sentono il calore senza dubbio.
Se la luce non ti coglie come materia,
tu sei solo un sentito dire,
una firma su di un documento
da registrare, da inoltrare,
da verificare.
Loro si illuminavano a vicenda,
chilowatts d'amore autoprodotti
dal magnetismo reciproco.
"SOLEnoide mio,
campo elettrico di fiori,
sento elettroni e fotoni
li vedo e so che son veloci,
me ne fotto
dell'indeterminazione
di un quarto d'ora fa,
quando non ti conoscevo.
Ora tutto è delineato.
Come l'ultimo colpo di pennello.
Silenzioso e risolutivo"


giovedì 7 febbraio 2013

Io e la neve non abbiamo mai avuto il piacere di incontrarci

Io e la neve.
Scende come lucciola
nel freddo del giorno,
dell'inevitabile adesso.
Non ha nulla a che fare
con la pioggia.
La neve
snobba ogni abbraccio
ogni unione
ogni generalizzazione.
La neve danza
egoisticamente
zig zagando
di fronte
al marrone contratto
dei miei occhi gelati.
Ti sorride per un istante
e si volta
ri-volta
ciondolando il capo
con le sue cuffie di ghiaccio
nelle orecchie gelate
al suono di violini leggeri.
La neve è
a volte per poco
un freddo bacio,
una carezza
alla madre terra.

sabato 12 gennaio 2013

Confesso

Ciao,
sono io Sebastiano.
In questi 3 anni ho scritto molto su questo blog.
Son cose vomitate dalla mia testa,
senza cura,
senza senso a volte,
senza perché.
Perché si,
per non impazzire,
per non uscire dal seminato.
Son contento se a qualcuno di voi ha fatto piacere leggerle,
se avete riso o vi siete emozionati o immedesimati.
La mia vita in questi ultimi 3 anni è stata bella,
mi son sentito in alcuni momenti vivo, veramente vivo.
Ho amato tanto. Tante persone.
Poi ho amato tantissimo. Poche persone.
Poi ho amato lei.
Ci sono molti riferimenti a lei,
a lei che è un po' in tante cose.
Adesso la mia vita cambierà.
Non so cosa succederà,
ma temo
e ho timore
come l'hai tu
o come lo ha lei,
lei
che
perderò,
pian piano.
Bella merda.
Un bacio a tutti voi.

venerdì 11 gennaio 2013

Come può andar peggio

Non riesco ad immaginare
come potrebbe andar peggio?
Cazzo!
Il problema è che
son sempre stato un tipo fantasioso.
Che fregatura.

Mi immagino
sotto un'altra pioggia.
Acqua
dal sapor
di miniere.
Ciminiere
in lontananza
che son segnali
son sorrisi
solforosi
in un cielo
metilarancio.
Mi pesan le spalle,
mi brucia il tallone
destro.
Lo specchio riflette
uno schizzo di me
ed il carboncino
non mi rende
giustizia.
Ma la verità è
che mi piace
la visione
vissuta di me,
aspiro alla virilità
che non ho
e che fingo di non volere.
Dico una cosa
in quell'istante
che ancora non c'è
ma
ne
sento
già
la dolce ironia.

giovedì 10 gennaio 2013

So far ridere

So far ridere
SBADABOOM!
son stronzate costellate in crostate affettate
son bugie su elegie di misogini tranvie
Miao?
Mia OH!
Ah va bene
esclamazione con vista pene!
E allora andiam dentro
nell'entrare son portento
or mi duole un legamento
ancorato ad un sentimento
Amore?
A MORE!
Ah va bene
esclamazione con vista bosco!
Mi son mosso in modo losco
Chiosco, bosco, fosco,
la zanzara non ha zanzaro
e la mosca non ha il mosco!
Mosco....mozzo....tozzo....
la marineria è cosa seria
esser basso non è fessèria
mi nascondo negli anfratti
poche parole e tanti fatti.

ho famuzza

Or mi faccio la crostata
in terza riga nominata,
ma la cuocio poco....è cruda....
Si, io non voglio che s'illuda.


mercoledì 9 gennaio 2013

Due volte l'anno

La luce del mattino non bastava neanche a distinguere un elefante da un barattolo di salsa, mentre Brunello assonnato si dirigeva verso il cantiere, sbuffando vapore nel freddo di un giorno non identificabile che chiameremo Giovesabatodì 34 Settembraiogno di un anno inconsistente del non-Signore.
Aveva finito latte e biscotti e allora decise prima di prendere il pulman di far colazione al bar vicino alla fermata:"facciamo i signori!" pensò odorandosi le ascelle per vedere se la doccia di ier sera avesse sfondato il muro del tempo che la nott....va insomma per controllare se puzzasse oppure no.
La colazione
è una orazione
al tempo
ci si può perdere in chiacchere
sul calcio
sul bosforo
sulle metereologiche condizioni
che rendon il governo
passibile del reato di furto,
si può star in silenzio
e fissar il cappuccino
rilassarsi
dallo stato schiumoso
al suo stato di calma piatta,
la si può fare in 3 minuti esatti
con lo sguardo duro
e orologio-apprensivo-contemplante
di chi sta sprecando tempo/denaro
nel frattempo.
La colazione al bar
è il luogo dove
la vera costituzione
di questa repubblica
delle banane importate
è stata scritta!
Appena dentro si sentì come nel mercato del Cairo: caos, chiacchere, TIN TIN di sottobicchieri e tazze che si scontravano come molecole, come api di un alveare troppo stretto, persone diverse nello stesso posto per fare la stessa cosa in modo diverso. Ognuno ha i suoi gusti al bar: con poca schiuma, in tazza grande (come la canzone di Dalla), al vetro, macchiato freddo, con poca marmellata, vuoto (VUOTO!? ma vai a fare la dieta da un'altra parte!), no il cornetto la sfoglia grazie, prendo solo un caffé (poi mangi la merda delle macchinette distributrici a lavoro, mafallafinita).
Oh cornetto alla crema
sei degno di proferir parola
mi approfitterol di te
ancora una volta
la tua crema calda
sarà porno di me
sarò la tua nuova casa
sarai il detonatore
della mia felicità istantanea.
Nel trambusto del bar bisogna farsi valere per ordinare:
1)ignorare la scritta "munirsi di scontrino alla cassa prima"
2)fare breccia del muro di persone che ricoprono il bancone come una barriera corallina, come la membrana di una cellula, in doppio strato personeciccionelipidico e farlo con tutti i mezzi: in guerra in amore e al bar valgono tutti gli espedienti!
3)parlare chiaro come per una dichiarazione dinanzi ad un giudice: i veri uomini ordinano, e tutto viene compreso in un unica serie di suoni maestosi.
4)difendi la tua posizione, il tuo zucchero e la tua pasta dolce fino in fondo oppure nell'indecisione levati dai coglioni e vai a trovar posto nei tavolini degli eletti (quando ci sono), ma queste son scelte oculate, come muovere la fanteria leggera sul crinale o farglielo aggirare a Waterloo.
5)paga, e se sei arrivato vivo fin qui ricevi una onorificienza dallo stato.
Brunello fatta breccia fu respinto da un "e ma scuuuuuusiiiiiiiii ci son prima io NON SALTIAMO LA FILA!"
e fu sputato fuori e bandito dal bancone; una volta penetrato dopo 10 minuti di spintoni ascese al cielo e "deve fare lo scontrino prima" e fu bandito nuovamente, non aveva neanche aperto bocca. Dopo lo scontrino fatidico, col cornetto con la crema che raffreddava nelle sue mani (si mangiano rigorosamente contemporaneamente alla bevizionegoduriosa del cappuccino) sfondò l'artiglieria comandata da un maresciallo del carabinieri e altri suoi colleghi e quando la divinità del barista gli porse attenzione (hai esattamente 15 millisecondi per ordinare prima che qualcuno ti sovrasti o lui si volti da un'altra parte più meritevole di attenzione) disse "un cappcpccncinno" che fu tradotto in un caffé al vetro in tazza grande macchiato freddo. Aveva fallito. Bestemmie interne. Cornetto freddo. 5 Maggio delle colazioni per mantenerci sulle metafore Napoleoniche, oggi era morta la colazione e le palle sventolavano roteando al vento al posto di salici piangenti o fronde d'alberi.
Poi assistette alla scena.
Un vecchio pomposamente vestito, seduto al tavolo dei potenti
veniva servito da un aiuto-aiuto-aiuto barista (piuttosto avanti in età considerando il rango)
mentre il vecchio avvocato/dottore/gradi alti delle forze dell'ordine/politico
offriva colazioni a destra e a manca
venendo ringraziato
stringendo mani
salutando gente per NOME
un tripudio italiano!
una scena da parlamento
da comizio
urlato
dalla balconata di un palazzo romano
osannato dallo sventolare di cornetti.
L'aiuto...........barista porta il resto
dopo un difficile conto considerando
la banconota da cento euro e le imprecisate
paste/cappuccini/caffé offerti
da questo esponente della alta società
prossimo probabilmente alla santità
già beato di certo
Pio avvocato Pio maresciallo
Il resto consisteva in monete oltre che in banconote
"MA NOOO ma che ci faccio co ste monete!?!?"
"NOOO prendile tu dai le vuoi no?"
il pezzente essere in divisa da barista prende
un euro dal mucchio di monete
pausa
"NE VUOI ANCORA?" urlando con nobiltà
"E PRENDI DAI...." con un gesto papale
ignorando in parte l'uomo fa cadere delle monete in terra.
Brunello si china ad aiutare l'uomo a raccoglierle.
"Ah grazie mille non si preoccupi" timidamente disse
senza nemmeno guardarlo in volto.
"AH NO per te NON C'E' NIENTE ho già dato oggi!"
riferito a Brunello in tuta da muratore/operaio
e giù risate con altri della sua stirpe, ombre eclissate
sullo sfondo comunque.
Ed ecco qui arrivati al dunque.
Sol 2 volte l'anno Brunello dimostra
un flebile orgoglio
figlio del suo sangue
nipote delle ossa
che sa di legno e pietra.
"Lei non è neanche capace di dare una mancia lo sa vero?"
disse scandendo ogni lettera, ogni parola.
Il trambusto si affievolì d'improvviso.
Il duca ed il pezzente si fissarono
negli occhi in quell'attimo
di pura democrazia
di pura irriverenza
di pura lotta di classe!?
"MA CHI CAZZO SEI ma COME TI PERMETTI?"
sbraitando con tutta la nobiltà che non ha mai avuto
"Non sono nessuno
ma
lei
è
il vero pezzente qui"
Così dicendo Brunello si volta ed esce via.

domenica 6 gennaio 2013

Quella notte di nebbia e amore

Una notte m'innamorai.
La nebbia avvolgeva tutto
e componeva
carezze d'acqua
sul mio volto
impertinente
di studente.
Sfrecciavo veloce
così tanto
che lampo dinanzi a me ne fu sorpassato e mi mostroò il dito medio
"BASTAAAAAARDOO!!! Non si sorpassa a destra"
lampo ligio alle regole.
Ma io no,
perché quella notte
correvo,
fuggivo dall'eco
di una vita morbida.
Quella notte avevo te
e solo te,
avvinghiata al mio corpo
e come le radici di un albero
le tue dita e le tue mani
eran dentro il mio petto
ed il mio sangue pulsava nelle tue vene
ed il tuo sangue pulsava nei miei lombi
ed il mio sentimento era il tuo sentimento
e tutto PER DIO
tornava.
Tornava come un'equazione
senza incognite.
La nebbia sembravan piume
di passerotti fantasma
ed il cinguettio
era il vento gelido,
ma a noi non fregava un cazzo,
del freddo,
dell'esame fallito,
della riga sulla vespa nuova,
del governo Prodi,
della guerra
oddio ci dispiaceva per la guerra,
ma vabbé l'amore era un lasciapassare
per l'istante di felicità
che vivevamo,
e le tue labbra sapevano
di mentadent
e le mie di colgate,
e la tua pelle di crema corpo nivea,
messaggi promozionali fissati in ricordi
ed erezioni
ed i battiti e le mani ladre di epitelio bollente.
L'amore è tutto, quando è ogni cosa
e tu divieni la tela
e la vita è un disegno
ed io che non ho mai saputo disegnare neanche quella fottutta natura morta che mi obbligavano a fare alle medie, io dipingevo come una stampate a getto d'amore.
La notte di nebbia,
profumava di te,
Giulia.